Il giorno della marmocchia

testo e foto di Mariolina Cattaneo  / Magenta (MI)

Tramonto sulla Valcamonica dalla Valle Adamè
30/11/2017
4 min

La valle Adamè è un terrazzo infinito che punta al Pian di Neve. La raggiungo percorrendo un veloce sentiero che sale ripido fino al rifugio Lissone. Da questa prospettiva tutto è ancora nascosto allo sguardo. Mi rimetto in cammino verso nord, attraverso torbiere e prati, qualche masso erratico, mucche e cavalli selvatici al pascolo. Lo scampanellare delle Bionde dell’Adamello richiama la mia attenzione, indugio, poi riprendo veloce il cammino.

C’è ancora molta strada. Sono balze, terrazzi ampissimi da superare, uno, due, tre, e ancora. Sembra tutto così vicino ma non lo è. Ce l’ho davanti finalmente, la bastionata rocciosa che va dal Monte Fumo al Monte Triangolo e nel mezzo un anticipo del Pian di Neve che da qui è solo un ritaglio. Attraverso il torrente Poja, comincio a salire verso la Bocchetta delle Levade. Tutto mi sembra semplice, mi distraggo e perdo i segni dell’esiguo sentiero. Sono ora davanti a un canalino, ricordo, me ne avevano parlato. È pieno di neve dura e ghiacciata, così mi tengo sulla sinistra.

Corrono le nuvole fino a formare piccoli cumuli che sfiorano le cime. Si alza un’aria fredda e l’ombra, come un velo, si stende sull’intera vallata. Capisco di essermi infilata in una via senza uscita. Poggio mani e piedi alla roccia eppure non riesco né a procedere né a tornare indietro. Sono sola con la montagna, bloccata dalla paura. Un sentimento che avverto per la prima volta e che non so affrontare. Respiro e cerco di ritrovare la serenità, tentativo inutile. I tendini e i muscoli sono in tensione preoccupati di non scivolare. Sposto lo sguardo verso il Pian di Neve, è un panorama che mi ha sempre riconciliato con tutto. E nel mezzo, tra me e quel candore vedo una marmotta allungata su un masso intenta ad assaporare il calore dei raggi trattenuti dal granito. È beata, gli occhi socchiusi. Dimentico per un attimo le mie difficoltà, mi aggrappo alla calma che mi infonde quell’immagine. Mi giro e guardo sotto di me il canalino di neve ghiacciata.

Logo Blogger Contest2017_300x175
Capisco di essermi infilata in una via senza uscita. Poggio mani e piedi alla roccia eppure non riesco né a procedere né a tornare indietro.
I terrazzi verdi e il torrente Poja. Io verso il Pizzo dei Tre Signori.
I terrazzi verdi e il torrente Poja. Io verso il Pizzo dei Tre Signori.

Non ho alternative, devo girarmi e lasciarmi andare. Lo zaino mi proteggerà la schiena, l’attrito dei talloni mi eviterà di prendere troppa velocità. Sono attimi senza conoscenza, corrono veloci. Mi ritrovo alla fine della neve, i piedi puntati sulle prime roccette. Tremo, ho delle ferite sulle mani, ma ne accorgo solo dopo una decina di minuti quando riapro gli occhi. Resto lì, nel piccolo cuneo senza sole della montagna. Poi mi rialzo, faccio due passi e mi metto al sicuro. Continuo a tremare. Mi sfilo lo zaino, ho i pantaloni rotti. Tolgo qualcosa da mangiare, ma ho un nodo che mi chiude la gola.

Le gambe continuano a tremare, l’aria fredda che soffia dal ghiacciaio mi scuote. Guardo la valle e accanto a un masso erratico, riconosco due punti colorati fermi. Stiamo vivendo due realtà parallele eppure completamente differenti. Sono le due facce della montagna. Sul prato al sole i due sconosciuti si stanno godendo gli ultimi istanti prima di raggiungere la città, mentre io sono ancora in bilico tra il freddo e la paura. Tra l’incoscienza e la speranza. Mi precipito verso di loro. Voglio raggiungerli, ho un bisogno inspiegabile di umanità, mai provato prima. Prego che non se ne vadano, che mi aspettino. Le ginocchia mi cedono, inciampo e sembra non abbia più il controllo delle gambe. Eppure alla fine ci arrivo, quelli che un’ora fa erano solo due puntini colorati, ora sono lì, a pochi passi da me. Mi avvicino e senza neppure accorgermene racconto loro quanto mi è accaduto. Mi offrono del tè caldo. E dopo poco riprendiamo il cammino insieme.

La montagna non la si domina, ma la si conosce, la si capisce, le ci si adatta. Alle volte la si sopporta e la si ama così com’è. Ci sono tornata in Valle Adamè. Ho passato la notte al bivacco Cecco Baroni.

E ho fatto pace con me stessa e con la mia stupidità.

Mariolina Cattaneo

Mariolina Cattaneo

Soprattutto mi piace fare fatica. Sentire le gambe che bruciano, il fiato corto che attende una pausa. Amo la montagna perdutamente! Pioggia, sole, vento, roccia o neve purché siano terre alte. Per lavoro scrivo e mi occupo di ricerche storiche.


Il mio blog | Non ho un blog, ho pensato spesso di aprirne uno. Non l'ho ancora fatto. Annoto ogni giro sul taccuino che porto con me, pubblico anche sulla mia pagina facebook. Ma lì mi sento come in vetrina, non è una bella sensazione.
Link al blog

Esplora altre storie

Sono le sere terse di novembre, quelle che più mi fanno pensare a te. Il... Sono le sere terse di novembre, quelle che più mi fanno pensare a te. Il profilo delle montagne si delinea nitido contro il cielo scuro,...

Tutto è stato assorbito da tanto altro. Affetti, dolore, sofferenza ma anche la possibilità... Tutto è stato assorbito da tanto altro. Affetti, dolore, sofferenza ma anche la possibilità di rinsaldare e vivere legami antichi in modo nuovo e...

Il Selvaggio Blu affrontato come una vacanza di coppia e terminato come una prova... Il Selvaggio Blu affrontato come una vacanza di coppia e terminato come una prova di resistenza: senza punti di appoggio e con una semplice...

Slam. I balconi sbattono. Foglie volano in un turbinio violento. L’abete davanti casa è... Slam. I balconi sbattono. Foglie volano in un turbinio violento. L’abete davanti casa è caduto come un animale morto, arreso dalla furia del vento....

Cosa era la cima di fronte al gesto del suo amico? Il valore della... Cosa era la cima di fronte al gesto del suo amico? Il valore della vita rimasta era la vera natura della conquista. ...

Dove sarà passato quel diavolo di un conte? Cerchiamo di indovinare la linea di salita... Dove sarà passato quel diavolo di un conte? Cerchiamo di indovinare la linea di salita più semplice in questo labirinto di cenge erbose, placche di...

E' ormai buio da un pezzo. Ma come è potuto succedere? Come abbiamo fatto... E' ormai buio da un pezzo. Ma come è potuto succedere? Come abbiamo fatto a cadere in questa trappola? Questa mattina eravamo partiti alle prime...

Una stanza di ospedale in città, lui che è in coma da ormai due... Una stanza di ospedale in città, lui che è in coma da ormai due mesi. Chiudo gli occhi e mi aggrappo a ciò che...

Era solo un piccolo volatile indifeso quando arrivò. Attirato con astuzia da uno specchio... Era solo un piccolo volatile indifeso quando arrivò. Attirato con astuzia da uno specchio per allodole, non gli pareva vero poter planare e adagiarsi...

Sono con due miei amici che stanno da anni a L’Aquila. Il 6 aprile... Sono con due miei amici che stanno da anni a L’Aquila. Il 6 aprile di dieci anni fa lasciarono la loro casa alle 3...